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La rabbia, malattia infettiva da virus a RNA


La rabbia è una patologia infettiva causata da un virus a RNA. Si trasmette attraverso la saliva di un animale infetto. Se il sistema nervoso centrale viene raggiunto dal virus, può avere un esito fatale.

Che cos’è la rabbia?

La rabbia è una zoonosi, ovvero una delle patologie che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo, per via diretta o indiretta. Si tratta nello specifico di una patologia di origine virale che solitamente ha un esito fatale.

Il virus responsabile di questa malattia appartiene alla famiglia dei rhabdovirus, del genere Lyssavirus. Un virus che colpisce sia gli animali domestici che gli animali selvatici. I mammiferi carnivori e l’uomo risultano essere particolarmente colpiti.

Sul piano epidemiologico ogni anno, a causa del virus della rabbia, perdono la vita nel mondo oltre 55.000 persone. Attualmente sono presenti in Italia 46 focolai.

La parola “rabbia” origina da “rabbahs”, parola a sua volta derivante dal sanscrito ed è da tradurre con il verbo italiano “fare violenza”. L’etimologia riferisce dunque del comportamento dell’animale infetto e anche del modo di trasmissione principale di questa zoonosi.

La rabbia si distingue per mezzo della modalità di propagazione. Si può avere:

  • rabbia selvatica, oppure silvestre, una forma la cui propagazione dipende da animali selvatici, come indicato in precedenza.
  • rabbia urbana, i cui vettori di contagio sono cani e gatti domestici che non sono stati immunizzati.

Cosa può provocare la rabbia, e come ci può infettare?

L’infezione da virus rabbico a carico di un essere umano avviene attraverso la saliva di animali infetti. L’inoculazione si verifica quindi attraverso un morso di un mammifero già infetto. È raro che si verifichi una trasmissione da uomo a uomo. Il morso non è comunque l’unico mezzo di trasmissione, che può verificarsi anche attraverso:

  • una abrasione a livello cutaneo
  • il contatto con mucose, anche se non colpite o abrase.

Che si tratti di ferita, graffio o contatto con mucose, gli animali maggiormente responsabili della diffusione di questa patologia sono:

  • pipistrelli
  • scimmie
  • procioni
  • puzzole
  • bovini
  • lupi
  • coyote
  • cani
  • manguste
  • gatti.

Da un’ottica epidemiologica, gli animali che attualmente suscitano maggiore interesse sono:

  • per il ciclo urbano, il cane
  • per il ciclo silvestre, la volpe.

Il periodo di incubazione ha una media di 1, 2 mesi, ma può variare dai 10 giorni fino a 1 anno. Questa patologia presenta una progressione dei sintomi che dipende dalla carica virale e dalla sede della inoculazione: più alta è la carica vitale, più vicina al cervello si è verificata l’inoculazione, più veloce sarà la manifestazione sintomatologica.

Come si manifesta la rabbia nell’uomo? Con quali sintomi?

I sintomi della rabbia, durante il periodo di incubazione, sono aspecifici. Si tratta di sintomi quali:

Seguono poi dolori oppure parestesie (percezioni alterate della sensibilità) e segni precoci di tipo neurologico quali:

Si riscontra quindi una fase neurologica acuta che si caratterizza per l’insorgenza di encefalite, ovvero una infiammazione a carico del cervello. In questa fase si assiste ad una compromissione del sistema nervoso centrale, che si esprime in agitazione, delirio, ipereccitabilità, depressione e confusione, insonnia, perdita del senso di orientamento e allucinazioni.

Nella forma paralitica, la persona infetta incorre in:

  • idrofobia, uno spasmo doloroso e allo stesso tempo violento da parte dei muscoli respiratori 
  • tetraplegia, la paralisi dei quattro arti e del torso
  • paralisi ascendente, un tipo di paralisi progressiva degli arti.

Quali sono i tipi di rabbia

I tipi di rabbia si distinguono in forma:

  • furiosa, contraddistinta da una iperattività marcata insieme ad agitazione, comportamento autolesionistico, una tendenza al mordere e ulteriori comportamenti definibili bizzarri. L’idrofobia caratterizza questa manifestazione della rabbia
  • muta, fase in cui la persona infetta manifesta uno stato di stupore, oltre ad una incapacità di deglutizione
  • paralitica, a questa altezza dello sviluppo clinico si verifica una paralisi dei muscoli preposti alla deglutizione. Questa paralisi determina uno scolo di saliva. Il sintomo precoce e predominante è la paralisi ascendente, patologia simile a quanto è riscontrato nella mielite transitoria.

Diagnosi di rabbia

Si ha diagnosi attraverso il prelievo di un campione di saliva nel quale viene isolato il virus. Gli altri campioni che possono essere prelevati sono il liquido cerebrospinale e le urine, se sono presenti gli anticorpi neutralizzanti.

In un contesto autoptico, la diagnosi della rabbia avviene con l’identificazione dei corpi del Negri, corpuscoli di forma rotondeggiante e ovale, presenti nei gangli spinali o nel tessuto cerebrale.

Quale terapia in caso di rabbia?

Nel caso in cui un soggetto è stato morso da un animale con sospetto di rabbia, o che conclamatamente abbiano contratto la rabbia, è fondamentale inocularsi l’immunoglobulina antirabbia insieme al vaccino antirabbico.

L’inoculazione dovrebbe avvenire nel minor tempo possibile rispetto a quando è accaduto il morso o, più in generale, l’esposizione. Dopo aver ricevuto il vaccino nel giorno del contagio, andranno svolti richiami nei successivi giorni: 3, 7, 14 e 30.

Accanto alla profilassi post-esposizione, è possibile svolgere una vaccinazione preventiva, esclusivamente se c’è il concreto rischio di essere esposti al contagio. Dopo tre settimane avviene un richiamo, cui seguono vaccinazioni su base annua.