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La sifilide

La sifilide è una malattia sessualmente trasmessa (MTS) diffusa, e il cui contagio è in crescita. Come riconoscerla e prevenirla?

Che cos’è la sifilide?

La sifilide, detta anche Lue, è una complessa malattia infettiva sessualmente trasmissibile (MTS).

È causata da un batterio chiamato Treponema Pallidum, importato dalle Americhe dopo i primi viaggi degli spagnoli per la conquista delle Nuove Terre. Durante il Novecento l'incidenza della malattia si è abbassata notevolmente grazie alla disponibilità di metodi diagnostici e al trattamento con antibiotici; ma negli ultimi anni l'incidenza è aumentata anche nei Paesi occidentali.

Sono circa 12 milioni i nuovi casi nel mondo e tra le malattie sessualmente trasmesse è tra le più letali, superata solo dall'Aids per numero di vittime.

Come avviene il contagio?

La sifilide si trasmette attraverso piccole ferite e ulcere che si creano a livello genitale, rettale e della bocca a seguito di un contatto di tipo sessuale. I casi di contagio attraverso le trasfusioni sono oggi molto rari, grazie alle accurate procedure di controllo del sangue.

Se a infettarsi è una donna in gravidanza, la malattia può essere trasmessa al feto; in questo caso si parla di sifilide congenita (che si distingue dalla sifilide acquisita, contratta dopo la nascita). Il feto, se contagiato, rischia la morte in utero oppure, quando si salva, potrebbe nascere già infetto. Talvolta i sintomi del contagio compaiono solo qualche tempo dopo la nascita; a seconda delle tempistiche con cui insorgono, si distingue tra:

  • Sifilide congenita precoce, che si manifesta entro i due anni di vita
  • Sifilide congenita tardiva, che si manifesta dopo i due anni di vita

La sifilide aumenta il rischio di trasmissione dell'HIV da due a cinque volte ed è per questo che è frequente che una persona affetta da sifilide abbia anche contratto l'HIV.

Qual è il decorso della malattia?

La malattia si sviluppa in tre fasi.

La sifilide primaria insorge dopo 10-90 giorni (in media dopo 20 giorni) dal contagio, con la comparsa di un nodulo ulcerato chiamato sifiloma, proprio nel punto in cui è avvenuta l'infezione batterica. In genere, questa lesione si presenta tondeggiante, non molto grande e non dolente; se sfregata rilascia un liquido chiaro contenente i batteri responsabili della malattia. 

I sifilomi possono comparire ovunque, ma solitamente riguardano:

  • Pene nell’uomo
  • Vulva, vagina nella donna
  • Zona ano-rettale, cavo orale in entrambi i sessi

Alla comparsa del sifiloma può accompagnarsi l’ingrossamento dei linfonodi.
L’ulcera guarisce nel giro di qualche settimana, ma, se non trattata, evolve verso lo stadio successivo. 

La sifilide secondaria si presenta a distanza di 2-8 settimane dal contagio; sulla pelle compaiono delle macchie (roseola o papulomatosi sifilitica) che possono assumere forma ed evoluzione diversa a livello del palmo delle mani, piedi, tronco, genitali e bocca. Si possono associare altri sintomi:

  • Artralgie
  • Stanchezza
  • Linfoadenopatia
  • Febbre
  • Cefalea
  • Disturbi gastrointestinali

I sintomi possono assumere un andamento cronico, cioè sparire e ricomparire per molto tempo. Qualora la persona risulta asintomatica ma continua a essere affetta dalla malattia, si parla di sifilide latente.

La sifilide terziaria o tardiva compare dopo una lunga fase, all'incirca 10 anni, e provoca danni agli organi interni. Si formano infatti dei noduli duri all'inizio, che in seguito diventano molli, ma circondati da una capsula di tessuto connettivo, di colore bianco-grigiastro e di aspetto gommoso (prendono il nome infatti di gomme luetiche).

Possono formarsi un po' ovunque: nel cuore, nell'occhio, nel cervello, nei vasi sanguigni, nel palato, nelle ossa e nel fegato. Le lesioni più gravi riguardano l’apparato cardiovascolare (sifilide cardiovascolare) e il sistema nervoso centrale, con alterazioni del tessuto cerebrale e del midollo spinale (neurosifilide).

Se non trattata efficacemente, la sifilide terziaria porta alla morte.

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi è effettuata per via sierologica, tramite la ricerca degli anticorpi contro la sifilide.

Gli esami del sangue si dividono in:

  • Test treponemici, che ricercano gli anticorpi contro antigeni del Treponema pallidum e hanno uno scopo specificamente diagnostico
  • Test non treponemici o reaginici, che rilevano gli anticorpi contro antigeni lipidici derivanti dal batterio e servono a valutare l’evoluzione dell’infezione e gli effetti della terapia

Poiché i test non treponemici possono dare alle volte esiti falsamente positivi, si è soliti svolgere un test treponemico per avere conferma della diagnosi.

Come si cura la sifilide?

Il trattamento della sifilide avviene con la penicillina per via parenterale, che dev'essere preparata e dosata in base allo stadio della malattia e alle sue manifestazioni. Maggiore è lo stato di avanzamento dell’infezione, maggiore sarà la durata della terapia.

È importante intervenire subito, per evitare che si arrivi a sviluppare la fase secondaria e terziaria, gli stadi più invasivi e gravi della sifilide.

Al trattamento antibiotico deve associarsi l’astinenza sessuale da parte del paziente fino alla guarigione delle lesioni. Allo stesso modo, è fondamentale che i test diagnostici e il trattamento terapeutico siano effettuati anche dal/dai partner sessuali della persona infetta. Per individuare i partner sessuali a rischio va considerato il periodo di insorgenza dei sintomi nel soggetto:

  • Nei tre mesi pregressi in caso di sifilide primaria
  • Nei sei mesi pregressi in caso di sifilide secondaria
  • Nell’anno precedente in caso di sifilide latente

La migliore arma contro la malattia rimane comunque la prevenzione, proteggendo se stessi e il/i partner, grazie all'uso del preservativo durante i rapporti sessuali.